Articoli e news

16/09/2013 10:21

Revisori legali e il nuovo registro

Sole 24 Ore e Italia Oggi hanno dedicato alcuni articoli di approfondimento agli adempimenti in scadenza il 23 settembre a carico dei revisori legali che vogliono iscriversi nel nuovo registro, anche alla luce dei chiarimenti pubblicati sul sito del Mef.

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16/09/2013 10:20

Enti pubblici tenuti alla contabilità civilistica

Enti pubblici tenuti alla contabilità civilistica, a seguito del chiarimento fornito in data 10 settembre dalla Ragioneria generale dello stato con la circolale n° 35 ...

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05/09/2013 12:17

Perdite su crediti concorsuali e periodo di deducibilità

L’art. 101, co. 5, secondo periodo, del D.P.R. n. 917/1986 riconosce la rilevanza fiscale delle perdite su crediti a partire dalla data di apertura della procedura concorsuale, senza, tuttavia, considerare i diversi momenti successivi – sino alla chiusura del relativo iter – in cui è possibile individuare, con ragionevole oggettività, la parte di credito effettivamente non più recuperabile.

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05/09/2013 12:14

Lease back, civilistica e principi contabili

L’operazione di “sale and lease back” rappresenta un contratto atipico con il quale un determinato soggetto cede, a fronte di un corrispettivo, un proprio bene ad una società di leasing, la quale concede il medesimo cespite, in locazione finanziaria, allo stesso venditore. Quest’ultimo, al termine del contratto di locazione, e previo esercizio del diritto di riscatto, potrà rientrare nella piena disponibilità del bene. In altri termini, l’operazione in parola – che rappresenta una particolare forma di finanziamento – permette al soggetto proprietario di un bene di ottenere della liquidità immediata, senza che ciò precluda allo stesso di beneficiare della disponibilità del bene ceduto, potendo, invece, continuare ad utilizzarlo, nello svolgimento della propria attività di impresa. Dalla vendita del bene alla società di leasing potrebbe emergere una plusvalenza, il cui trattamento contabile è definito dall’art. 2425-bis c.c., secondo cui ”le plusvalenze derivanti da operazioni di compravendita con locazione finanziaria al venditore sono ripartite in funzione della durata del contratto di locazione”.

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18/06/2013 09:29

Professionisti e indagini finanziarie con ordinanza 27/29/2013

Il Sole 24 Ore dedica un articolo ai controlli sui professionisti, in particolare quelli legati alla presunzione a favore del Fisco che trasforma i prelievi bancari senza indicazione del beneficiario in compensi non dichiarati.

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18/06/2013 09:28

Registro revisori innativi

ItaliaOggi informa che è online sul portale della revisione legale del Mef il modello RL-99 da utilizzare per l’iscrizione nella sezione ‘inattivi’ del registro dei revisori legali.

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Fisco e Conti > Benvenuti in Fisco e conti le news per un fisco semplice e veloce per la revisione legale dei conti

  • PRINCIPI DI REVISIONE INTERNAZIONALI (ISA ITALIA)


     

 

Sono stati adottati, con determina del Ragioniere generale dello Stato del 23 dicembre 2014, i principi di revisione ISA Italia, risultanti dalla collaborazione con le associazioni e gli ordini professionali l'Associazione Italiana Revisori Contabili (Assirevi), il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e l'Istituto Nazionale Revisori Legali (INRL)) su base convenzionale, e CONSOB, ai sensi degli articoli 11 e 12 del D.lgs. 39/2010.

Il Sole 24 Ore e ItaliaOggi dedicano ampio spazio al tema dei principi di revisione internazionali che, a seguito della determina della Ragioneria generale dello Stato, diventano ufficialmente obbligatori. La loro elaborazione è stata affidata alla Consob e ad associazioni e ordini professionali costituiti da Assirevi, Cndcec e Inrl. I principi, denominati Isa, si applicano a decorrere dalla revisione dei bilanci relativi agli esercizi che iniziano dal primo gennaio 2015 o nel corso del 2015. La nuova versione contiene alcune novità riguardanti l’aggiunta di alcuni paragrafi che tengono conto delle peculiarità normative e regolamentari dell’ordinamento italiano. Sull’argomento Il Sole 24 Ore, nella sezione Norme e Tributi , ospita un ampio intervento di Luisa Polignano, Responsabile gruppo di ricerca di Assirevi che ribadisce che gli Isa, oltre a costituire un importante momento di riordino e completamento delle regole applicabili a livello nazionale, rappresentano un ulteriore avvicinamento ai riferimenti internazionali più recenti e alle nuove disposizioni comunitarie. La loro emanazione è comunque da considerarsi un solido punto di partenza: sono infatti diverse le circostanze che comporteranno ulteriori modifiche negli standard professionali; è dunque ragionevole attendersi che i soggetti convenzionati e la Consob continuino a lavorare per mantenere gli Isa Italia aggiornati al fine di supportare i revisori nell’esecuzione di revisioni contabili di qualità, nel rispetto delle norme di riferimento.

Il nuovo articolo 2427 precisa che le informazioni relative alle voci dello stato patrimoniale e del conto economico sono presentate secondo l'ordine in cui le relative voci sono indicate negli schemi. Si tratta di un obbligo già anticipato dal principio contabile Oic 12 nella versione revisionata lo scorso anno. Procedendo secondo l'ordine dell'articolo 2427, la prima novità è costituita dal n. 3 prevede che tra le informazioni relative alle spese pluriennali capitalizzate non siano più compresi i costi di ricerca e quelli di pubblicità. La semplificazione più significativa è l’esonero dalla redazione della nota integrativa. Le micro-imprese, ad esempio, non applicano le disposizioni relative agli strumenti derivati, non redigono il rendiconto finanziario e neppure la relazione sulla gestione. Altre semplificazioni potranno essere previste dai principi contabili relativamente, per esempio, alla fiscalità differita. Le società che si avvalgono di queste esenzioni devono presentare il bilancio in forma abbreviata quando per il secondo esercizio consecutivo superano due dei limiti indicati sopra. Le società che superano i limiti citati, ma rimangono nei limiti previsti per la redazione del bilancio in forma abbreviata che restano immutati, seguono le disposizioni dell'articolo 2435-bis che subiscono numerosi cambiamenti. Con riferimento allo schema di stato patrimoniale, la novità più rilevante riguarda le immobilizzazioni materiali e immateriali iscritte al lordo degli ammortamenti, come nei bilanci in forma ordinaria, con obbligo di indicare nella nota integrativa i movimenti delle immobilizzazioni. Le modifiche allo schema di conto economico sono la conseguenza di alcune nuove disposizioni. Sino ad ora l’articolo 2435-bis non prevedeva l’illustrazione nella nota integrativa di proventi e oneri straordinari. Così per i fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio, che devono essere descritti nella nota integrativa. Peraltro, i limiti, che identificano le grandi imprese, sono quelli già previsti dal principio contabile Oic 9 che impone a tali società di applicare il modello basato sull’attualizzazione dei flussi di cassa per la determinazione del valore recuperabile ai fini della verifica dell’eventuale perdita durevole di valore delle immobilizzazioni.

 

 

(Il Sole 24 Ore, Franco Roscini Vitali, 08.08.15; Il Sole 24 Ore, 11.08.15, Franco Roscini Vitali; Il Sole 24 Ore, Franco Roscini Vitali, 20.08.15; Il Sole 24 Ore, Franco Roscini Vitali, 21.08.15)

 

 

  • Modello Unico

 

Italia Oggi dedica un articolo alle nuove modalità per la scelta del regime di trasparenza e per il consolidato che da quest’anno deve essere espresso nel modello unico senza necessità di ricorrere a moduli e tempistiche differenziate. E lo stesso discorso vale anche per la tonnage tax e per il regime opzionale Irap.

 

 

Le comunicazioni del consolidato prevedono:

-          Le società che accedono al consolidato o lo rinnovano a decorrere dal periodo d’imposta 2015. Dovranno presentare il modello Unico SC 2015 entro il 30 settembre 2015.

-          Le società che interrompono il consolidato per una delle cause legislativamente previste dovranno presentare via telematica, entro 30 gg, il modello “comunicazione relativa al regime di tassazione del consolidato nazionale”.

Il mancato esercizio può essere sanato grazie all’istituto della remissione in bonis. L’art.2 comma 1 del dl 16/2012 prevede che “la fruizione di benefici di natura fiscale o l’accesso a regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione ovvero ad altro adempimento di natura formale non tempestivamente eseguiti, non è preclusa, sempre che la violazione non sia stata constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza. Il contribuente ha inoltre i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento. Che abbia effettuato la comunicazione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e che abbia versato contestualmente l’importo pari alla misura minima della sanzione stabilita in 258€.

 

(Italia Oggi, Norberto Villa / Franco Cornaggia, 24.08.2015)

 

 

  • Principio contabile Oic 16

 

Italia Oggi riporta un articolo sulle indicazioni del Cndcec relative all’applicazione del nuovo Oic 16 nella redazione dei bilanci.

Uno dei temi affrontati concerne il cosiddetto component approach che, seguendo le indicazioni della prassi contabile internazionale, ha trovato spazio nel principio contabile rivisitato nel 2014. Le condizioni per l’applicazione del criterio sono:

-          Le singole componenti devono essere significative;

-          La separazione  deve essere praticabile.

Per quanto riguarda le conseguenze: in bilancio non compariranno, in linea generale, i singoli componenti, bensì il valore contabile del singolo bene. Per ogni componente si calcola il periodo di vita utile. Secondo la Cndcec non vi sono risvolti fiscali. Ma la suddivisione dei valori potrebbe invece rilevare ed essere oggetto di attenzione con riguardo alle conseguenze fiscali. Un altro punto analizzato dal documento della commissione per lo studio dei principi contabili riguarda la regola stabilita dall’Oic 16 secondo cui le immobilizzazioni ottenute a titolo gratuito devono essere iscritte  a un valore che tenga conto dei costi sostenuti affinché le immobilizzazioni possono essere utilizzate.

 

(Italia Oggi, Norberto Villa / Franco Cornaggia, 17.08.15)

 

 

  • Voluntary disclosure

 

Su Italia Oggi vengono evidenziate le linee guida operative per il mondo bancario sulla collaborazione volontaria. La legge n.186/2014 non prevede alcuna apertura di conti dedicati. Ogni banca, dunque, potrà valutare come procedere e vengono suggerite le aperture di conti ad hoc in modo da agevolare i futuri controlli. Ai fini della normativa MiFid, i conti sottoscritti con attività derivanti dalla disclosure dovranno essere trattati come tutti gli altri rapporti. Situazione analoga con riferimento a normative Consob e Banca d’Italia. All’atto di apertura di un rapporto bancario/finanziario con attività derivanti da voluntary disclosure, l’intermediario dovrà osservare gli obblighi di adeguata verifica della clientela, registrazione del rapporto nell’Archivio unico informativo e valutazione del rapporto dell’operazione ai fini dell’inoltro della segnalazione di operazione sospetta all’Uif.

 

 

 

(Italia Oggi, Valerio Stroppa, 22.08.15)

 

 

 

  • Voluntary Disclosure (2)

 

Nelle ultime settimane i principali quotidiani economico/finanziari hanno nuovamente affrontato il tema della voluntary disclosure. In particolare si segnala la circolare 30/E emanata l’11 agosto dall’Agenzia delle Entrate che fornisce ulteriori istruzioni sulla regolarizzazione dei capitali all’estero. Alcune di queste indicazioni riguardano il rimpatrio delle somme che può avvenire immediatamente dopo la presentazione dell’istanza ma entro i termini per la notifica dell’invito al contraddittorio. Solo questo comportamento garantisce la massima riduzione delle sanzioni. Se le somme sono invece stata già rimpatriate prima della presentazione dell’istanza, le stesse dovranno essere necessariamente depositate su un conto presso un intermediario finanziario. Sarà questo l’unico elemento probatorio utile per beneficiare degli effetti della sanatoria. Inoltre, nel caso di documentazione che non dovesse essere possibile reperire, sarà compito del contribuente spiegare nella relazione di accompagnamento le motivazioni dell’impossibilità dimostrando comunque di essersi attivato con possibilità di integrare la documentazione entro il termine per l’invito al contraddittorio.

Sanzioni ridotte, inoltre, per gli immobili solo attraverso il rimpatrio giuridico. Come noto attraverso la procedura di voluntary disclosure, è possibile regolarizzare anche le attività patrimoniali detenute all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale. All’interno di tali attività gli immobili rappresentano il bene patrimoniale per antonomasia; tuttavia la regolarizzazione di tali attivi presentava ancora profili di incertezza, che sono stati in buona parte dissolti dal paragrafo 4.1 della circolare.

In caso di regolarizzazioni di immobili ubicati in paesi black list con accordo (come la Svizzera e Montecarlo) deve necessariamente optare per rimpatrio giuridico affidando un incarico a una società fiduciaria.

 

 

(Italia Oggi, Duilio Liburdi, 12.08.15; Italia Oggi, Stefano Loconte/Andrea E.M. Eliseo, 12.08.15; Il Sole 24 Ore, Antonio Tomassini, 14.08.15; Italia Oggi, Fabrizio Vedana, 18.08.15)

 

 

  • Norme antiriciclaggio

 

Il Sole 24 Ore dedica un articolo alle nuove regole europee, da recepire entro il 26 giugno 2017, che puntano su cooperazione internazionale e armonizzazione delle normative interne. La nuova direttiva 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio inserisce i reati fiscali nella gamma di reati che qualificano un’attività criminosa, tale da costituire il presupposto del riciclaggio. Una scelta dettata dal fatto che gli illeciti tributari possono essere ben lontani dal sospetto che si possa configurare un’operazione di riciclaggio, e dunque rendere difficile, per i soggetti obbligati, valutare se ci sia l’obbligo di segnalare un’operazione sospetta. La nuova direttiva antiriciclaggio, inoltre, rafforza e conferma il segreto professionale. Ovviamente a condizione che il professionista non sia concorrente nel reato di riciclaggio e non presti consapevole consulenza per fini di riciclaggio, così come la giurisprudenza comunitaria e la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già avuto modo di chiarire. La VI direttiva antiriciclaggio, oltre agli obblighi già citati, introduce degli obblighi di valutazione del rischio a livello europeo, nazionale ed addirittura aziendale. Il cosiddetto risk assessment europeo prevede che la Commissione Ue effettui una valutazione dei rischi che gravano sul mercato interno e sulle attività transfrontaliere, elaborando una relazione che identifichi, analizzi e valuti tali rischi. Tale relazione, che sarà aggiornata ogni due anni  e sarà messa a disposizione degli Stati Membri e dei soggetti obbligati per assisterli nell’individuazione e gestione dei rischi, comprenderà:

- i settori del mercato interno maggiormente esposti al rischio;

- i rischi associati a ciascun settore interessato;

- i mezzi più diffusi cui ricorrono i criminali per riciclare proventi illeciti.

È stata prevista anche una valutazione del rischio nazionale per cui ogni Stato adotterà opportune misure per individuare, valutare, comprendere e mitigare i rischi di riciclaggio che lo riguardino, nonché le eventuali problematiche connesse in materia di protezione dei dati.

 

(Il Sole 24 Ore, Valerio Vallefuoco, 10.08.15)

 

 

  • Decreto internazionalizzazione

 

Il Sole 24 Ore dedica un articolo al decreto  internazionalizzazione.

La normativa sul transfer pricing estero va interpretata nel senso che la sua disciplina non si applica alle transazioni tra società appartenenti allo stesso gruppo residenti in Italia. Il chiarimento è stato inserito nell’articolo 5, comma 2, del Dlgs internazionalizzazione, ma rischia di non centrare l’obiettivo che si era dato il legislatore, cioè quello di chiarire le modalità attraverso le quali è possibile contestare la deducibilità dei costi per operazioni intercompany nazionali. Nella bozza originaria del Testo unico era stata prevista una norma che sanciva il principio del transfer pricing interno, che era stata, però, eliminata nel testo definitivo. Nella risoluzione 9/198 del 1982 e nella circolare ministeriale 32 del 1980 era stata originariamente affermata la possibilità per gli uffici di contestare sulla base del valore normale la congruità dei corrispettivi stabiliti nell’ambito delle transazioni infragruppo domestiche. Tale orientamento era stato, però, superato dalla circolare delle Finanze 53 del 1999, in cui si è sancita l’impossibilità di applicare il transfer pricing estero e affermato che se il ricorso ad altre disposizioni fosse risultato di difficile praticabilità, si sarebbe valutata la possibilità «di suggerire proposte normative».

Appare, a questo punto, logico ritenere che la finalità della nuova norma non sia solo quella di ribadire questi orientamenti, ma anche quella di contrastare un altro, opinabile indirizzo della Cassazione affermato nelle sentenze 17955/2013, 8849/2014, 12502/2014, 23124/2014 e 12844/2015. Secondo questo indirizzo, il principio del valore normale costituirebbe una “clausola antielusiva” di portata generale che consentirebbe alle Entrate di rettificare i corrispettivi delle transazioni infragruppo non in linea con il valore di mercato dei beni o servizi. La disposizione dell’articolo 9 del Tuir, non è uno strumento generale di controllo dei corrispettivi, ma un criterio da usare in presenza di componenti reddituali “in natura” e negli altri casi in cui è espressamente richiamato da altre norme. È ragionevole ritenere che sia questo il principio che il legislatore ha inteso affermare, nonostante la scarsa chiarezza della norma contenuta nell’ultima stesura del decreto internazionalizzazione. Principio finalizzato a contrastare l’orientamento della Cassazione, secondo il quale il valore normale non avrebbe soltanto una funzione “contabile” ma costituirebbe una “clausola antielusiva” generale, che consentirebbe alle Entrate di rettificare i corrispettivi delle transazioni infragruppo non in linea con il valore di mercato dei beni o servizi.

 

 

(Il Sole 24 Ore, Gianfranco Ferranti, 24.08.15)

 

 

  • Governance e controlli societari

 

Il Sole 24 Ore ritorna a parlare di controlli societari.

La scelta di Banca Intesa, che ha rinunciato al collegio sindacale imboccando la via del modello monistico apre il dibattito sul sistema dei controlli aziendali anche all’interno della professione. I commercialisti proprio in corrispondenza dell’entrata in vigore delle Norme di comportamento del collegio sindacale, il 1° settembre prossimo - presenteranno le loro proposte per «ridisegnare la geografia dei controlli - dice Longobardi - considerato che tra Internal Audit, Odv, Collegio sindacale e Società di revisione il sistema esige di essere armonizzato, a prescindere da suggestioni estive. Le Norme di comportamento del collegio sindacale suggeriscono e raccomandano modelli comportamentali da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco. Sono norme di deontologia professionale rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili in conformità a quanto previsto dal Codice deontologico della professione. Al collegio sindacale compete il dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento. Parzialmente diversi i compiti dell’incaricato della revisione legale che deve esprimere in una relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, se previsto; deve inoltre verificare nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili.

 

Italia Oggi dedica un articolo alle principali differenze fra il sistema monistico e quello classico. I due modelli risultano sostanzialmente diversi. Il monistico si connota per una presenza fondamentalmente “univoca” del Consiglio di amministrazione, dedito contestualmente alla direzione e alla verifica della stessa. Da ciò risulta inevitabilmente sminuita la contrapposizione di ruoli fra organo gestorio e di controllo. I medesimi componenti del comitato di controllo e possono essere da essi revocati. Meno spiccata rispetto al sistema tradizionale è anche la professionalità richiesta ai supervisori, visto che per uno soltanto di essi è prevista l’iscrizione al registro dei revisori legali. Nel monistico, inoltre, può essere lo stesso organo gestorio a decidere sulla remunerazione del controllore. In merito ai poteri, si segnala che, come il collegio sindacale anche il comitato può chiedere il controllo giudiziario della società, ma appare arduo pensare che in concreto ciò possa avvenire considerando che alle scelte da sindacare nella maggior parte dei casi hanno partecipato gli stessi vigilanti. Il sistema classico prevede, che, un organo di controllo maggiormente professionale ed indipendente rispetto al cda, essendo remunerato sulla base di una decisione assembleare e revocabile. Probabilmente una governance basata sul sistema monistico può risultare permeata da scelte maggiormente condivise essendo ivi l’organo di controllo parte stessa del cda e quindi tale modello crea le condizioni per decisioni maggiormente snelle e basate su logiche esclusivamente imprenditoriali.

 

(Italia Oggi, Luciano De Angelis, 14.08.15; Il Sole 24 Ore, Alessandro Galimberti, 11.08.15)

 

 

  • Waiver Italo - Svizzero

 

Il Sole 24 Ore dedica un articolo all’accordo effettuato tra Italia e Svizzera sullo scambio di informazioni. Il consiglio federale ha inviato alle camere federali il testo del Protocollo che vara lo scambio di informazioni non ancora automatico con Roma. Si tratta di un passaggio formale che, consegnando al legislativo il testo della Convenzione siglata a Milano il 23 febbraio scorso nell’ambito della legge italiana s86/2014 sul rientro dei capitali, dà inizio agli ultimi due step prima che la convenzione entri definitivamente in vigore.

Il Sole 24 Ore dedica un articolo alla versione definitiva rossocrociata, uniformata a quella delle Entrate, del nulla osta all’intermediario a trasmettere i dati all’Italia

Il nuovo waiver è accompagnato da 29 pagine di istruzioni che regolano i diritti e gli obblighi delle autorità italiane, del contribuente e delle banca svizzera che ha controfirmato il waiver, nonché i diritti alla riservatezza di eventuali terzi che hanno avuto rapporti con il titolare della relazione. L’insieme dei due documenti costituisce un mandato, avente natura contrattuale, regolato dalla legge svizzera. Questa particolarità fa sì che nel caso di attività detenute in Stati diversi dalla Svizzera sia opportuno continuare a utilizzare il vecchio facsimile, ancora presente sul sito dell’Agenzia, salvo diverse indicazioni ufficiali. La principale novità del nuovo modello consiste nel fatto che non è più prevista l’irrevocabilità dell’autorizzazione. Ma, in caso di revoca, la banca svizzera dovrà darne notizia all’autorità italiana che potrà irrogare le sanzioni senza riduzioni e applicare il raddoppio dei termini previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2009.

Italia Oggi dedica un articolo all’approvazione da parte del consiglio dei ministri al disegno di legge sullo scambio di informazioni. Lo scambio automatico, bilaterale o multilaterale, richiederà comunque nuovi negoziati e ulteriori accordi giuridici.

 

(Il Sole 24 Ore, Alessandro Galimberti, 13.08.15; Il Sole 24 Ore, Marco Piazza, 28.08.15; Italia Oggi, Duilio Liburdi, 28.08.15; Italia Oggi, Cristina Bartelli / Gloria Grigolon, 27.08.15; Italia Oggi, Valerio Stroppa, 28.08.15)

 

 

  • Reato di bancarotta

 

Il Sole 24 Ore dedica un articolo alla crisi di impresa.

Non commette reato di bancarotta l’imprenditore che tarda a dichiarare il fallimento perché la banca gli revoca il fido, malgrado la presentazione del piano di rientro. Nella sua condotta manca, infatti, l’elemento della colpa grave che, secondo l’interpretazione data dalla Corte di cassazione con la sentenza 35708 è necessario per far scattare il reato. L’annullamento della condanna con la formula «perché il fatto non costituisce reato», arriva a salvare il ricorrente dopo due pronunce conformi a suo sfavore, malgrado gli stessi giudici di merito avessero riconosciuto che il livello di colpa imputabile al ricorrente non era particolarmente elevato. La differenza di vedute sta nella lettura della norma che descrive il reato. L’articolo 217, comma 1, n.4 della legge fallimentare individua la condotta contestata per l’imprenditore «che ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra colpa grave». Appurato che l’elemento della colpa grave è presente nella norma i dubbi sorgono per la presenza nel testo dell’aggettivo “altra” inserito immediatamente dopo l’astensione della richiesta di fallimento. Non è difficile comprendere - affermano i giudici - che a indurre l’imprenditore a “tentennare” nella grave decisione di arrendersi al proprio fallimento influiscono tanti fattori da ricondurre alle dinamiche gestionali: dall’assoluta noncuranza per gli effetti del possibile aggravamento del dissesto, all’opinabile valutazione sull’efficacia dei mezzi ritenuti idonei a procurare nuove risorse. Situazioni tanto eterogenee da rendere improponibile la scelta di farle ricadere tutte nella «più intensa dimensione della colpa grave». Per quanto riguarda la norma questa autorizza l’interpretazione adottata: il ritardo diventa un’omissione penalmente rilevante solo se oggetto di una scelta caratterizzata da un elevato livello di colpa.

 

 

(Il Sole 24 Ore, Patrizia Maciocchi, 27.08.2015)

 

 

 

  •  Cfc white list

 

Il Sole 24 Ore dedica un articolo sulle semplificazioni in arrivo per il calcolo del livello di imposizione effettiva per le società controllate non residenti in Paesi a fiscalità privilegiata. Il decreto legislativo sulla crescita e la internazionalizzazione delle imprese, approvato dal Consiglio dei ministri in via definitiva e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevede, infatti, che un provvedimento dell’agenzia delle Entrate specificherà i criteri per determinare con modalità semplificate l’effettivo livello di tassazione, tra cui quello della irrilevanza delle variazioni non permanenti della base imponibile. Una delle condizioni affinché una società controllata estera non residente in “paradisi fiscali” resti assoggettata al regime Cfc da white list e operi, quindi, la tassazione per trasparenza in Italia dei redditi prodotti dalla Cfc è che la tassazione effettiva sia inferiore a più della metà di quella a cui sarebbe stata assoggettata ove residente in Italia. Si tratta del cosiddetto tax rate test che consiste nel confronto tra il tasso effettivo di imposizione subito all’estero dalla Cfc e il tasso virtuale domestico cui i relativi redditi sarebbero stati assoggettati qualora la controllata fosse residente in Italia. Le Entrate, ai fini di tale confronto, hanno precisato che occorre prendere in considerazione anche le eventuali differenze temporanee che si vengono a determinare nella formazione della base imponibile; differenze dovute, ad esempio, alla deducibilità differita di un costo, ai criteri di ammortamento o alla maturazione dei ricavi. In altre parole, differenze di natura meramente temporanea incidono sul confronto dei livelli di tassazione e rendono più complesso il calcolo del tax rate test. Il Governo ha inoltre previsto che le Entrate dovranno indicare criteri per semplificare il calcolo del tax rate test e ha, in particolare, già individuato l’irrilevanza delle variazioni non permanenti della base imponibile. In tal modo le differenze temporanee derivanti da mere questioni di imputazione a periodo non dovrebbero più determinare effetti distorsivi nel rapporto tra imposizione estera e quella virtuale italiana. Il reddito della Cfc da tassare per trasparenza, e in modo separato, in capo al soggetto controllante residente in Italia va determinato tenendo conto non soltanto delle norme del Tuir ma anche di tutte le norme collocate al di fuori di esso per effetto di previsioni specifiche. La significativa novità è contenuta nell’articolo 8, comma 1, lettera c) del provvedimento di attuazione della legge delega fiscale. La normativa vigente stabilisce che il reddito realizzato dalla controllata estera va rideterminato secondo le regole domestiche esclusivamente previste dal testo unico delle imposte sui redditi, salvo alcune deroghe come, ad esempio, l’inapplicabilità della tassazione frazionata delle plusvalenze di cui all’articolo 86, comma 4 del Tuir.

 

(Il Sole 24 Ore, Luca Miele, 27.08.15)

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